Non so quando e come sia iniziata la mia passione per gli squali, di certo posso dire che sin da bambina la mia propensione verso l’avventura estrema, l’incognito, e tutto ciò che di più adrenalinico si potesse escogitare, era davvero irrefrenabile.
Ricordo ancora le mie coetanee alle elementari che si raccontavano per ore ed ore le vicende delle eroine dei cartoni animati (Candy Candy, Lady Oscar ecc…, per capirci), mentre io preferivo giocare con i maschi a “indiani e cowboy”, ed ovviamente io facevo l’indiano….
Guardavo tutti i film e telefilm di fantascienza, tutti i documentari sugli animali, e mi incantavo davanti alle meraviglie dei mari, con i loro segreti, le creature spettacolari che li abitavano, la forza imprigionata nelle onde. Inutile dire che le mie letture preferite fossero “Mille leghe sotto i mari” e “Viaggio al centro della terra”, oltre a decine di libri di scienza e fantascienza, mitologia e storia antica che, a dir il vero, ancor oggi…
Poi venne il famoso film “Lo Squalo”. Da quel momento capii che avevo una missione: difendere la reputazione degli squali. Proprio così, come un colpo di fulmine, vi è mai capitato? Non ci puoi fare niente, se non assecondarlo. E così è stato. Ma, come potete ben intuire, non è propriamente facile un rapporto del genere…le incomprensioni, almeno all’inizio, paiono insuperabili… Mi ci sono voluti anni, parecchi, ma finalmente il mio sogno di un tête-à-tête come si deve con gli squali, in particolar modo con il grande Squalo Bianco (Carcharodon Carcharias, per la precisione) è arrivato: Sudafrica!
Come tutti i sogni e desideri più sentiti, non è stato facile partire, un po’ di contrattempi (avete presente il vulcano islandese???) e Murphy ci hanno provato a farmi restare a casa, ma ho vinto io: il 29 maggio scorso siamo partiti in tre verso questa meravigliosa avventura con gli squali, destinazione Gansbaai per lo Squalo Bianco e Umkomaas per lo Squalo Tigre, Zambesi, Black Tip e altri….!!!
Gansbaai e il grande Squalo Bianco

Gansbaai è un piccolo paese di pescatori situato a circa 2 ore di macchina da Cape Town, una cittadina tranquilla, forse troppo per noi, così abituati ad un livello di decibel decisamente più elevato! Infatti, la cosa sconcertante all’inizio, è la totale assenza di rumore! Niente. Silenzio. Un silenzio assordante, che non ti fa dormire la notte…in realtà, la notte non dormivamo per il freddo!!! Almeno la prima, poi ho scoperto una grande invenzione, sempre da me snobbata qui da noi: lo “scalda sonno” elettrico!!!
Il Saxon Lodge, dove abbiamo alloggiato per tre giorni, è una graziosa guest house affacciata sul porto della cittadina con una splendida vista sul mare, situato in posizione comoda per raggiungere altri locali o ristoranti. Per la cronaca, tutte le camere sono dotate di servizi privati, TV color, telefono e connessione Internet, asciugacapelli, bollitore per tè e caffè, (di cui abbiamo ampiamente abusato vista la temperatura esterna), con una piccola piscina ed un pub, dove abbiamo trascorso piacevoli momenti “leggermente alcolici” con i proprietari, chiacchierando di birra, vino, cibo italiano, barche, mare e calcio!!! Veramente molto disponibili e gentilissimi.
Dopo un viaggio di 26 ore, arrivati alle 19 ora locale (e italiana, corrispondono con l’ora legale da noi), la mattina dopo sveglia all’alba, niente colazione, si farà al Diving. Viene a prenderci Johan "Bus" Grodes, un omone di colore che già era venuto a recuperarci all’aeroporto di Cape Town il giorno precedente, e che abbiamo scoperto, sarà il nostro “autista” per tutta la permanenza a Gansbaai.
Arriviamo allo Shark Diving Unlimited, un po’ curiosi, un po’ ansiosi, ma è stato sufficiente entrare e guardarci attorno un po’, sopraffatti dal profumo di caffè, uova strapazzate, pane caldo e plum cake appena sfornati, che ogni tensione si è letteralmente sciolta… siamo stati accolti da un altro “omone”, tipicamente marino, presente quei film di avventura dove c’è sempre il capitano della nave grande e grosso, con barba e capelli lunghi, occhi trasparenti come il mare, e berretto di lana blu calato fin sul naso? Ecco, questo personaggio esiste, e si chiama Richard “Dicky” Rutzen, membro della incredibile famiglia Rutzen, non so dire in che gerarchia, impossibile dargli un’età. So solo che sprizza simpatia da tutti i pori! E’ il responsabile dell’organizzazione del team, accomodante, calmo, sempre sorridente, ogni problema viene risolto immediatamente e nel migliore dei modi. Da quanto ho capito (il mio inglese ha bisogno decisamente di una rispolveratina…) è anche un naturalista, o qualcosa del genere, impegnato in un’operazione di salvaguardia di specie in via di estinzione, oltre che un appassionato di denti fossili di squalo, che nel diving si possono ammirare e acquistare.
Rapido check dei presenti, oltre ad una coppia di irlandesi, un altro ragazzo inglese, in attesa come noi di incontrare lo squalo, facciamo conoscenza con Johan "DVD" Burger, che dal nickname si evince il suo “ruolo” nel team…il nostro fotoreporter…pazzariello quanto basta, e con Jan de Bruyn, altro personaggio, dall’aria “svampitella”, sognatore, con la testa tra le nuvole e i piedi tra gli squali! Anche lui filma, ma più che altro è lui che gestisce tutta la parte grafica della produzione e del sito.
Ci siamo, tutti pronti, vestiti e “colazionati”, si va a piedi verso il vicino luogo di imbarco, (chiamarlo porto è un’esagerazione), ove si vedono una decina di imbarcazioni, tutte con le loro gabbie, o meglio “cage”, entro cui faremo l’immersione in sicurezza. A dir il vero sono un po’ delusa all’inizio, mi sembrano troppo piccole, come farò a muovermi lì dentro, come diavolo farò a seguire le evoluzioni del “mio” squalo bianco chiusa in una scatola di sardine??? Mah…
Comunque saliamo da terra sull’imbarcazione, la Barracuda, un 12,5 metri di potenza, disegnata dallo stesso Michael Rutzen appositamente per lo shark cage diving, e per affrontare l’oceano, come ci siamo accorti poco dopo essere stati “varati” direttamente dal molo!!! Onde decisamente importanti, vento e un panorama da urlo!!
Con mia, anzi nostra, grande sorpresa sulla barca conosciamo un altro membro del team, Sara Andreotti, di Trieste, italianissima Biologa Marina, rimasta a Gansbaai dopo una vacanza, innamorata degli squali. Sta svolgendo una ricerca importante assieme a Michael sulla popolazione degli squali bianchi, censimento e controllo degli esemplari. Li conosce tutti!!! Ovviamente abbiamo legato subito, non solo per una questione di campanilismo linguistico! La invidio un po’…anzi, proprio tanto! Ma fa un immenso piacere sapere che una ragazza giovane, italiana, e simpatica condivide con noi l’amore per queste creature, non solo, sta effettivamente lavorando e impegnandosi per la loro salvaguardia!!!
Ne ho approfittato per chiedere mille cose, ad esempio perché la gabbia, non si poteva immergersi senza, magari con mute di maglia metallica? Mi ha spiegato che non è possibile, poiché il governo, in caso di incidente anche lieve, avrebbe rievocato la licenza al diving a tempo indeterminato, e sarebbe un vero disastro per loro, visto che vivono di questo.
Dopo circa 15 minuti di navigazione a velocità esagerata, in un mare, anzi, oceano, che farebbe impallidire il miglior capitano nostrano, grazie allo skipper Frank Rutzen, abilissimo, con una destrezza nell’affrontare le onde al limite dell’umano, nonché un figaccione degno di nota (quando ci vuole, ci vuole!!!), arriviamo sul punto giusto per l’immersione.
I ragazzi dell’equipaggio rapidissimi assicurano la gabbia a lato dell’imbarcazione, e iniziano a gettare in acqua un miscuglio puzzolente di olio di fegato di merluzzo e resti putrefatti di pesce; poi legano una testa di tonno ad una cima con un piccolo galleggiante… è il momento per noi di entrare nella gabbia! Nel frattempo ci eravamo preparati, solo muta e maschera, una cintura dei pesi indossata a tracolla e giù, in acqua, che nonostante la temperatura, 16°C appena, ribolliva… funziona così: ti metti in piedi nella gabbia, ti tieni attaccato a delle barre sopra la testa finché sei in superficie, c’è una barra gialla davanti a te, all’altezza del petto, alla quale ti devi aggrappare quando sei sotto, in apnea, vietatissimo mettere le mani fuori dalla gabbia o sulla gabbia stessa. A questo punto, l’addetto getta la testa di tonno in mare, la agita, la ritira, la rigetta, e non appena vedono arrivare un’ombra, al grido di “down, down, down!!!!” prendi fiato e tutti giù….ed eccolo!
Finalmente! Come se sapesse che ero lì proprio per lui, al primo approccio, un tesorino di appena tre metri e poco più, si fionda sulla gabbia, esattamente davanti al mio naso, e come nei documentari, prende a morderla, scuotendo tutto e tutti con incredibile vigore….una meraviglia!!! Avrei voluto baciarlo, ma non me l’hanno permesso …. Solo questo episodio, ha valso tutto il viaggio per arrivare lì!!! Ma non è stato l’unico! Risali, prendi fiato, “down, down, down!!!!” e giù ancora, e ancora! Ne arrivano altri due, poi se ne vanno, no, ritornano, ti girano intorno, quasi timorosi, per niente aggressivi. Ti viene davvero la voglia di accarezzarli, di fare amicizia, un po’ di coccole….magari fanno le fusa come i gatti… a vederli così, ti rendi comunque conto di che macchina da guerra perfetta siano: la loro grazia nei movimenti, la potenza che emanano, la superba consapevolezza di essere dei predatori senza pari…eppure ti accorgi di quanto siano allo stesso tempo fragili, schivi, bellissimi… ho ringraziato Dio per avermi permesso di incontrarli, e per averli creati. E ho chiesto di aiutarmi a mantenere viva questa passione, e di poter contagiare il più gran numero possibile di persone, affinché sia uno spettacolo che anche i nostri figli possano un giorno ammirare dal vivo, e non solo guardando i filmati dei loro impavidi e fortunatissimi genitori.
Il tempo passa velocissimamente, neanche te ne accorgi ed è già trascorsa più di un’ora e mezzo, non senti fatica, non senti freddo anche se hai le labbra e le unghie blu, non senti paura, ma tanta gioia, non adrenalina, non per me, io ero solo davvero felice là sotto, a trattenere il fiato, proprio come si fa davanti ad uno spettacolo incredibile, che non vuoi finisca mai… Ma il mare si fa grosso, in un attimo le onde crescono vertiginosamente, e il nostro fenomenale capitano, Frank, il domatore di oceani, con un cenno mette tutti in riga: si torna, e alla svelta.
In effetti il mare si è ingrossato, e qualcuno non l’ha presa bene…la povera ragazza irlandese, tra la completa indifferenza del suo compagno, e la tenerezza suscitata a noi, ritorna al mare tutto ciò che con voluttà si era presa a colazione….
Tornati, ancora frastornati dalla mattinata a dir poco frenetica, con ancora il sale e il mare in bocca e addosso, ci aspetta la calda accoglienza del Diving, doccia ma soprattutto una splendida zuppa bollente di verdure, con pane caldo e torta poco poco dolce, caffè, e…lui, l’altro mito di Gansbaai: Michael “Sharkman”Rutzen, uno dei pochi, l’inimitabile e invidiatissimo essere umano che si immerge con lo Squalo Bianco senza gabbia ed interagisce con lui, lo accarezza come fosse un gattino, e questi, proprio come un gattino, sembra fare le fusa e si lascia toccare, accarezzare, coccolare….un mito! Molti si fregiano di capacità e conoscenze in merito agli squali, ma Michael è davvero uno “Sharkman”: guardate i suoi numerosissimi documentari, i filmati, le foto, ascoltate i suoi racconti e con quanta naturalezza e perizia descrive il mondo del Grande Squalo Bianco, che è diventato anche il suo. Non si può che non rimanerne affascinati. E in quel preciso istante, ho deciso che sarei tornata il prima possibile.
Rinfoccillati, scaldati e cambiati, ma pieni ancora di emozioni ed adrenalina, siamo pronti per tornare al Saxon, sapendo che saremo ritornati il giorno dopo, per un’altra occasione indimenticabile.
Relax attorno alla piscina, godendoci le tre uniche ore di sole caldo, non più di 18°C comunque, giretto d’obbligo per la cittadina semi deserta, e poi cena meritatissima “da Ciro” (niente roba italiana, ma pesce squisito alla africaans in quantità industriale), a letto (riscaldato!!) presto, e sveglia ancor più presto la mattina seguente.
Ci viene a prendere “Dicky” stavolta, il mare è calmo, non c’è vento, e si prospetta una mattinata da favola per l’avvistamento. Altri compagni di avventura, stessa abbondante colazione, condivisa con tutto lo staff, Michael compreso. Si parte.
Siamo i primi a lasciare il molo, e ad arrivare a destinazione. Quasi non c’è onda, tutta un’altra cosa rispetto il giorno precedente. Solito rituale: gabbia, pastura, testa di pesce. E noi tre, pronti in muta già dal diving, per non perdere tempo (e per il freddo!!! Circa dai 6°C agli 11°C temperatura aria), fiondati di brutto nella gabbia, “down, down, down!!!!” e i bambini non si fanno aspettare! Sono subito in tre, e subito, come ieri, un attacco “mordente” alla gabbia, come per dire “dai, guarda come sono contento di vederti anch’io”….. senza parole.
Siamo rimasti quasi due ore!!! Nessuno voleva uscire più dalla gabbia. Erano bellissimi, ci hanno regalato anche salti fuori dall’acqua, approcci più o meno appassionati alla gabbia, insomma, un delirio!!! Ci ha fatto l’onore di una visita anche un esemplare piuttosto grande, poco più di 4 metri, davvero bello…. Dicky ci dice però che pochi giorni prima, ne hanno visto uno davvero grosso, quasi 6 metri, mai visto prima in questo luogo. Spettacolo.
Prima che ci spuntassero le branchie, ci hanno tirati fuori a forza dall’acqua, ma siccome il mare era ancora bello, Frank decide di farci un altro regalo e si dirige verso le Dyer Island, un gruppo di isolotti, anzi, più che altro scogli rocciosi, abitati da un’immensa colonia di Leoni Marini. Non si riusciva a scorgere un centimetro quadrato che non fosse occupato da queste curiosissime creature, moltissimi piccoli, che ci nuotavano incontro, e giocavano con noi, facendo evoluzioni e versacci come dei bambini in festa. E abbiamo avuto la fortuna di vedere anche una coppia di Pinguini!!! Tutto senza decoder, Sky e abbonamento Rai!!! Ti senti parte del mondo, la parte buona. Con le lacrime agli occhi, non solo per la salsedine e il vento che comincia ad alzarsi, ritorniamo verso terra, un po’ più stanchi, ma molto più contenti di un giorno fa.
Durante la navigazione, ci guardavamo in silenzio, completamente appagati dallo spettacolo che la natura ha saputo regalarci in quel angolo freddo e scorbutico del mondo, proprio a noi, abituati al comfort e al telecomando, al telefonino e all’aperitivo delle 19.30, all’aria condizionata appena spento il riscaldamento e al riscaldamento appena spenta l’aria condizionata….
Ad aspettarci, la corroborante zuppa, il pane caldo, l’atmosfera morbida, e un’aria di complicità che ci ha reso tutti consapevoli di appartenere ormai al “popolo degli squali”. Non volevo più andare via, qualche foto, le ultime battute, la maglietta e il berrettino di rito (un pile per me, che stavo congelando…), un grande abbraccio con tutti (peccato che Frank non ci fosse…), lo scambio di indirizzi e business card, con la promessa di ritrovarci, non solo lì, ma nell’etere, nel mondo, nell’impegno comune della salvaguardia di questa splendida creatura, il Grande Squalo Bianco.
E noi, ancora con l’eco “down, down, down!!!!” negli orecchi, valigia in mano, eccoci pronti per il prossimo appuntamento: Umkomaas, the shark adventure.
Umkomaas: appuntamento con gli squali

Una caratteristica comune di questi viaggi è che non si dorme mai! D’altra parte, non si viene dall’altra parte del mondo per dormire!!! In piedi molto prima dell’alba, due ore di macchina e di nuovo in aeroporto a Cape Town, destinazione Durban.
Volo tranquillo, sopra un paesaggio incredibilmente vario: il Sudafrica è tutto tranne come ce lo si aspetta! Verde, ricco, variegato, ordinato, sconcertante, pieno di contraddizioni…ma proprio per questo affascinante.
Due ore o poco più di volo, atterriamo a Durban, dove ad aspettarci troviamo un simpatico signore sorridente, con i nostri nomi scritti su un cartoncino. Sarà lui il nostro autista fino a Widenham, dove si trova la nostra meta, the Blue Rush Guest House, di Raffaella Schlegel e Dietmar Posch.
Durante il tragitto ho chiacchierato piacevolmente per un’oretta circa col nostro amico, di cui purtroppo non ricordo il nome, apprendendo notizie utili e anche un po’ di sano gossip del paese ospite, fino alla destinazione: da non crederci, un quartiere residenziale stile inglese, ordinato, pulito, perfetto, sembra il paese delle favole, ma non è propriamente così. La violenza privata qui è all’ordine del giorno, e le sbarre alle finestre, l’allarme inserito sempre e i vari sistemi anche non convenzionali di difesa personale ce lo ricordano ogni momento.
La casa è a dir poco fantastica, sembra uscita da una rivista di arredamento, a dir il vero, in molte cose, nei colori, nei materiali e perfino in alcune scelte progettuali sembra casa mia… forse anche per questo, mi sento subito a mio agio. I proprietari sono fuori in mare, ci accolgono due graziose ragazze locali, di cui ricordo il nome solo di una, Prudence, che ci accompagnano nelle nostre stanze; il tempo di sistemarci un po’, e un profumo di casa ci avvolge….pasta!!! cominciamo davvero col piede giusto! Al telefono ho il primo contatto con Raffaella, da tutti chiamata Jaff, italiana, che ci raggiunge di lì a poco. Sembra proprio di essere in paradiso. E forse ci siamo molto vicini.
L’incontro con Jaff è subito molto positivo, è una bella ragazza della mia età, bionda, alta, ex nazionale di nuoto, ex apneista con i conosciutissimi Pelizzari e Genoni, ora “Signora degli Squali”, apprezzatissima reporter subacquea. Conosciamo anche Daniela, un’altra ragazza italiana, ospite come noi, di Genova, alla sua terza esperienza al Blue Rush, il che mi fa ben presagire!!! Chiacchieriamo, ci conosciamo, riusciamo perfino a fare il primo briefing per l’immersione del giorno a seguire, ed è giunto già il momento di decidere cosa mangiare per cena. Tra le varie opzioni, decidiamo di rimanere a casa, e di cenare tutti insieme: scelta felicissima, non solo per la compagnia, ma per le doti di cuoca eccezionale di Raffaella!!! Altro che 5 stelle!!! Dall’aperitivo al dolce, uno spettacolo di sapori, profumi e colori, insomma, un delirio dei sensi!
Arriva il momento di conoscere Dietmar, il compagno di Raffaella…un altro personaggio mitico! Foto e cinereporter di fama internazionale, capisci subito che è uno fuori dagli schemi. Mi sembra di essere in uno di quei film americani di avventura, dove il protagonista lo riconosci subito dal suo aspetto volutamente trascurato ma non troppo, capelli mossi e lunghi, di quel biondo brizzolato che fa tanto “maschio indomabile”, tenuti insieme in una coda approssimativa, barba incolta quanto basta, aria soddisfatta e imperturbabile… con in più un accento austriaco che rende tutto ancora più incredibilmente scenografico. Poi ti accorgi che, inoltre, è di una simpatia stratosferica, con un sense of humor particolare, spiazzante, insomma, una coppia unica!!
Andiamo a letto ubriachi di entusiasmo, e un po’ anche di gin tonic, ma non troppo… domani è il grande giorno.
Colazione tutti insieme, con moderata calma: si parte alle 8.30, ci vogliono pochi minuti di macchina per percorrere quei 12 km di distanza da casa a Rocky Bay (ancor meno del normale, con Raffa alla guida), dove già è arrivato Dietmar col gommone e lo Skipper.
Guardiamo il mare, anzi, l’oceano… se uno soffre di mal di mare, solo a guardarlo da riva, si sente male: mediamente le onde sono di tre metri, e non esiste proprio un modo tranquillo per uscire al largo.
Ci prepariamo, muta addosso, perché dobbiamo aiutare tutti lo skipper a mettere il gommone in acqua e girarlo nel verso giusto… “jump!!!” un salto, e si sale al volo, a favore dell’onda (non sempre così facile…), e con estrema abilità, lo skipper trova il momento opportuno per togliersi dai guai… le onde qui non perdonano. Ovviamente, il nostro è il miglior skipper sul mercato, e si capisce subito, dal numero di tentativi e dal tempo impiegato nelle operazioni di “fuga” dalla riva.
Sballottati come le palline del Lotto nel cesto della fortuna, ci avviciniamo al punto di immersione, Aliwal Shoal, per la prima nostra esperienza con lo Squalo Tigre, Galeocerdo Cuvier. Il metodo è simile a quello già visto con lo Squalo Bianco, con la differenza che il tigre predilige pesce fresco, non in putrefazione, quindi la pastura consiste in sardine e altro pesce surgelato e fresco; inoltre in un cestello di una lavatrice industriale, viene stipata una consistente quantità di altro pesce, oltre ai resti del tonno pinne gialle che ci siamo mangiati la sera precedente, e il tutto viene gettato a mare, come esca. Tutte queste operazioni senza ancorare mai, con un mare pazzesco e un vento considerevole, insomma un rodeo!!! Fantastico!!!

Il Tigre è sospettoso, permaloso e anche un po’ snob, ci mette molto ad arrivare, anche un’ora, un’ora di attesa sul gommone con quelle condizioni… non è da tutti. Finalmente arrivano le prime pinne… nere!!! Black Tip, prima tre, poi cinque, poi dieci… decidiamo di immergerci: in acqua proprio in mezzo a loro, in mezzo agli squali!! Il mio sogno che si avvera… in men che non si dica, ce ne troviamo un numero indicibile attorno, probabilmente un centinaio, da tutte le parti, sotto, sopra, ti sfiorano, ti guardano… per niente intimoriti, anzi, curiosi, sembra si mettano in posa per le foto, i filmati… vanno, tornano, ti toccano. E quello che si prova, a stare lì, in mezzo a loro, ai fantomatici squali, i mangiatori di uomini, quelli che terrorizzano i bagnanti di ogni parte del mondo, è una sensazione meravigliosa… indescrivibile.
Li guardo, li osservo, in rigoroso rispetto, in adorazione… fatico molto a resistere alla tentazione di toccarli, accarezzarli… sono davvero tanti, e anche se il Tigre non si fa vedere, pazienza, lo spettacolo è davvero indescrivibile! C’è corrente, ci sposta, ci trascina, ma nessuno si lamenta, nessuno se ne va, tutti affascinati d questo show che il Kwazulu-Natal ci sta regalando… dopo circa 70 minuti emergiamo, qualcuno ha finito l’aria, anche se non eravamo profondi, dagli 8 ai 12 metri, ma con una bombola da 10lt, l’emozione ha fatto il suo gioco. Per oggi finisce qui.
Il ritorno è forse ancor più spettacolare dell’andata: surfiamo col gommone sull’onda, poi presa velocità, con una sgasata alla Valentino Rossi, atterriamo letteralmente sulla sabbia!!! Se non si prova, non ci si crede!!! Birra, anzi, Savana, una specie di sidro, e “toooooast” per riprendere le energie, poi di ritorno a casa.
I momenti più belli sono anche quelli del pre-aperitivo, quando riguardi le foto, ti confronti, ti racconti, ma soprattutto ascolti e condividi i momenti di vita vissuta di Raffa e Dietmar, i loro filmati, le loro storie… risate fino alle lacrime e buon cibo, che volere di più?
Altro giorno, altra esperienza: gli Squali Toro, nella loro “Cattedrale”, un luogo protetto a circa 26 mt di profondità, dove si ritrovano per riprodursi… stesso cinema per uscire dalla riva, stesse onde affatto benefiche per la mia cervicale (ma chi se ne frega!!!) ed eccoci. Con un problema in più: la corrente.
Sono passati 28 anni dal mio primo brevetto, ho qualche immersione nelle gambe, e un discreto numero di queste in corrente, anche in fiume, visto che, tra le altre cose, la prediligo. Ma nessuno, dico, nessuno può dire di aver fatto una vera immersione in corrente, senza aver provato cosa significa l’oceano!!! Appena sotto la superficie, se non vieni prima sbattuto via dalle onde e dal vento, ti senti letteralmente strappare, strattonare, trascinare e se non sei rapido e efficace nel muoverti, ti ritrovi in balia dell’oceano. Tecnicamente e psicologicamente impegnativa, entusiasmante proprio per questo. Una volta raggiunto l’assetto e capìta la tecnica adatta, è davvero un’esperienza da non perdere. In alcuni punti è come essere nel cestello di una lavatrice mentre centrifuga!!! Ti aspetti l’ammorbidente da un momento all’altro…
Ed invece, arriviamo alla Cattedrale, in rispettoso assetto negativo, negativissimo, e ci appiattiamo sul fondo a goderci lo spettacolo: cinque, sei, otto Ragged-tooth Shark¹, maestosi, imperiali, austeri nella loro livrea dorata e maculata, di aspetto così terrificante, con i loro denti aguzzi ben in mostra, eppure sono praticamente innocui, esseri bellissimi e perfetti. Ti chiedi come possano restare così fermi, sospesi, immobili, con la loro mole imponente (sono belli ciccioni!!) come se non avessero materia, se fossero anche loro fatti di acqua… guardo su, e scopro una cosa mostruosamente grande, un’ombra informe sospesa anch’essa nel blu, seminascosta tra le formazioni rocciose: una cernia delle dimensioni di un vitello!
E’ tempo di allontanarci, facciamo in tempo a vedere un’enorme razza, apertura “alare” almeno un metro e mezzo, appoggiata sul fondo sabbioso, la corrente è forte e dobbiamo allontanarci in fretta. Altri Ragged fuori dalla Cattedrale accompagnano la nostra risalita, un branco impenetrabile di Barracuda e poi eccoli, i nostri Black Tip, e alcune Aquile di Mare che svolazzano in lontananza…inutile dire che è stata un’immersione da sogno!!!
E così lo sono state le altre seguenti, fino all’ultima incredibile esperienza, il regalo che Aliwal Shoal ha voluto farci l’ultimo giorno di immersioni: una balenottera con il suo piccolo!!! Ci siamo avvicinati con cautela, per non spaventarli, e come ricompensa, hanno nuotato attorno a noi, abbiamo visto il soffione, la splendida pinna caudale alzarsi ed abbassarsi più volte, e poi sono arrivati anche i delfini, a rallegrare ulteriormente quello spettacolo unico, da lacrime di gioia.

Sarebbe bastato questo, come ultima immersione, ed invece no. Ci buttiamo, corrente incredibile (in pochi minuti abbiamo percorso 6 miglia), ma acqua decisamente calda, circa quattro gradi più del giorno precedente e buona visibilità, il che significa grandi incontri pelagici!!! Ragged fuori tana, Razze enormi e un branco di Aquile di Mare, circa un centinaio!!!! Black Tip a decine, impazziti tutti intorno a noi, non sai più dove guardare!!! E chi esce più!!! So di aver urlato ad un certo punto “Dio esiste” per la seconda volta nella mia vita (la prima quando mi sono trovata sette Squali Martello davanti al naso, in un posto improbabile ad un’ora improbabile, e li ho filmati… qualche anno fa).
A malincuore siamo usciti dall’acqua, con quel carosello ancora negli occhi e un’emozione forte nel cuore, per essere stati partecipi ad uno spettacolo della natura fuori dal comune, che raramente capita di godere nella vita! E pensare che tutto questo potrebbe presto scomparire a causa proprio dell’uomo, dell’incuria, dell’inquinamento, della caccia indiscriminata a questi esseri perfetti… mi fa venire una rabbia incontrollata.
Giunto il triste giorno di partire, ci siamo lasciati, con l’intento di tornare il prima possibile, magari in un altro periodo dell’anno, per godere dello Squalo Tigre, che non ci ha degnato di nota, e dello Squalo Balena o magari anche del Martello, cui sono particolarmente affezionata. L’esperienza con Raffaella, Jaff per gli amici, e Dietmar è stata assolutamente positiva e molto importante, anche a livello umano. Mi resteranno sempre nel cuore, e ricorderò con affetto e simpatia le chiacchierate a tavola, davanti alle cene spettacolari di Jaff, con un bicchiere di birra o di gin tonic (per curare la mia tosse insistente…), con la voglia di non perdersi neanche un minuto della vita che nostro malgrado ci circonda e ci avvolge.
Grazie a tutti, e un grazie anche ai miei compagni di viaggio Nicola e Massimo, che non ho mai nominato prima, ma che con perizia e pazienza (oltre che con estrema soddisfazione) hanno scelto di condividere con me questa emozionante esperienza. Ho visto la gioia nei loro occhi, come nei miei, e questo mi ripaga dalle fatiche del viaggio e dagli inevitabili inconvenienti.
Un grazie anche a Claudia Soavi, di Scuba Cruise, un’amica insostituibile, che mi ha dato modo di incontrare e conoscere tutte le persone che hanno reso questa avventura sudafricana indimenticabile. (Ps: ti devo far vedere delle foto e dei filmati che... vedrai!!!)
Un arrivederci, alla prossima.
Elena Ballini
1 Il nome italiano del Ragged-tooth Shark, Carcharias taurus, è squalo Toro e spesso viene confuso con il Charcharhinus leucas, in inglese Bull Shark, letteralmente squalo toro, ma che in Italiano si chiama Zambesi o semplicemente Leucas). Negli USA e in UK il Ragged-tooth Shark viene chiamato Sand Tiger mentre in Australia viene chiamato Grey Nurse Shark (ben diverso dal Nurse Shark). In Africa si usa il nome Ragged-Tooth Shark. Per evitare confusione, nell'articolo non viene mai usato il nome squalo toro, ma il nome inglese usato nel luogo delle immersioni, o il diminutivo Ragged, comune tra i subacquei



